La Nostra storia
L’ AMAD (Associazione per le malattie Ansia e Depressione) è stata fondata nel 2005, in seguito alla chiusura dell’ambulatorio ospedaliero pubblico dedicato alla cura dei malati di ansia e depressione e gestito dalla Dott.ssa Marina Cannavò, psichiatra e psicoterapeuta.
Tutto ciò è testimoniato dagli articoli sui giornali e dalla partecipazione dell’AMAD a varie trasmissioni televisive.
Da allora la nostra Mission è quella di combattere lo stigma sociale che considera ancora oggi l’ansioso e il depresso pericoloso ed incurabile.
Grazie al nostro impegno, molte persone sono riuscite ad uscire dalla solitudine, dall’infelicità e dalla malattia ed hanno deciso di curarsi, superando la vergogna, la colpa di non riuscire a farcela da soli e la paura di essere considerati “matti”.
L’AMAD afferma che si può uscire dal tunnel della depressione, basta non averne paura e chiedere aiuto.
Dal 2012 ci occupiamo anche di tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori in ambito sanitario che hanno subito episodi di violenza e di molestie nei luoghi di lavoro da parte dei pazienti e/o familiari. Infatti la violenza è un fenomeno in crescita esponenziale, ed è sempre un trauma per chi lo subisce.
In particolare, il lavoratore può riportare conseguenze sul suo benessere e sulla sua salute mentale, quali l’insoddisfazione lavorativa, la demotivazione, la riduzione dell'autostima, la perdita di fiducia nelle proprie capacità, la riduzione della performance lavorativa, il burnout, lo stress, i disturbi d'ansia, i disturbi depressivi, il disturbo da stress post traumatico, fino al rischio di suicidio nei casi gravi.
Noi dell’AMAD siamo contro ogni forma di violenza fisica, psicologica, sessuale e razziale nei luoghi di lavoro e/nella sfera privata e ci impegniamo per sensibilizzare gli amministratori, i politici e l'opinione pubblica affinché gli episodi di violenza a danno del personale sanitario e sociosanitario non siano considerati solo un problema di sicurezza dei luoghi di lavoro, ma soprattutto di benessere e di salute degli operatori e, di conseguenza, un problema di sicurezza delle cure per tutti i cittadini.